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Ritardi nei pagamenti della P.A. – Un anno dopo la direttiva europea: a che punto siamo?

Image courtesy of ionut FreeDigitalPhotos.net

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In dicembre il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, responsabile di industria e imprenditoria, durante una conferenza stampa a Bruxelles ha dichiarato: “L’Italia rischia finire sotto procedura di infrazione da parte della Commissione europea se nel giro di un mese o due non dovesse mostrare una forte inversione di tendenza sul recepimento della direttiva europea sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione”. A distanza di un mese, la questione appare ancora irrisolta.

Se pensiamo inoltre che la direttiva europea che impone pagamenti a 30 giorni (e, solo in casi eccezionali, fino a un massimo di 60) è stata emanata un anno fa e che il termine ultimo per il suo recepimento è scaduto il 5 settembre scorso, si può giustamente dire che l’appello di Tajani non può essere ignorato ancora a lungo.

Il vice presidente di Confindustria Aurelio Regina ha rincarato la dose, affermando che “nello stilare gli impegni per il 2014, soprattutto sotto il profilo economico, la politica sta dimenticando completamente il tema del ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese” e che “non solo non sappiamo ancora quant’è il totale esatto dei debiti della pubblica, ma inoltre il flusso dei rimborsi è molto scarso, le risorse scarse, e oggi i vecchi debiti della P.A. saranno pagati dagli stessi cittadini attraverso un aumento delle aliquote delle tasse locali”.

A oggi, dai dati diffusi dall’Osservatorio ANCE sui lavori pubblici, nel 82% dei contratti pubblici i tempi di pagamento sforano i termini di legge e vanno oltre i 60 giorni, mentre, nel 50% dei casi l’amministrazione pubblica chiede all’impresa – in modo più o meno esplicito – di rallentare l’emissione delle fatture, per diluire di conseguenza anche i pagamenti. E, ovviamente, la maglia nera va alla Sanità, con 225 giorni di ritardo. Il presidente ANCE ha dichiarato inoltre che “Il pagamento degli interessi non è mai automatico e bisogna sobbarcarsi gli oneri di una richiesta a parte”. Un problema ben noto alle imprese che riforniscono la Sanità Pubblica. Il presidente Buffetti ha continuato: “A novembre sono stati sanati 16,9 miliardi di debiti arretrati. Ma ora ci siamo di nuovo fermati e se non si interviene a breve rischiamo di trovarci di nuovo con un anno di ritardo”.

I legali di Omnialex, avv. Francesco Maria Lino e avv. Federico Lerro, affermano che “la situazione è diventata insostenibile per moltissime aziende e spesso i dirigenti, per timore di perdere anche i pochi contratti redditizi con le ASL, accettano il ricatto della Pubblica Amministrazione, pazientando mesi – e, in alcuni casi, anni – prima di veder pagate le fatture per le prestazioni fornite e, comunque, perdendo completamente gli interessi maturati nel frattempo. Se alcuni anni fa questa prassi poteva essere tollerata dalle aziende, che operavano in un mercato florido e riuscivano a far quadrare i conti, in questo momento e in seguito a cinque anni di crisi economica che ha visto scomparire migliaia di imprese italiane, non è più possibile accettare queste condizioni. Recuperare i propri crediti è un diritto”.

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