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La crisi dei pagamenti dello Stato alle Aziende italiane: Nord e Sud uniti nell’insolvenza della Sanità Pubblica

Di seguito riportiamo l’articolo che l’avv. Federico Lerro ha scritto, in qualità di legale di Omnialex s.r.l., per la nuova rivista Tecnologie riabilitative, edita da Edisef. Qui la scansione della rivista.

Giuseppe Garibaldi, per unire l’Italia, salpò alla guida dei Mille da Quarto (Genova) il 5 maggio 1860 e nell’incontro di Teano (Caserta) consegnò il 26 ottobre dello stesso anno le terre appena conquistate a Vittorio Emanuele II, Re d’Italia.

Ancor di più, tuttavia, ha potuto il grave ritardo nei pagamenti di ASL e Aziende Ospedaliere alle Imprese fornitrici italiane: il Piemonte con 288 giorni in media di ritardo, il Lazio con 280 giorni e la Calabria 833.

Nord, Centro e Sud uniti quindi nell’insolvenza della Sanità Pubblica: dove forse ha fallito Garibaldi è sicuramente riuscito l’indebitamento del Sistema Sanitario Nazionale, senza suscitare motivo di gioia alcuno.

Tutto ciò, infatti, avviene a danno delle imprese che riforniscono la Sanità Pubblica, che con lunghi ritardi nei pagamenti subiscono una lenta eutanasia economica, con rischio chiusura.

Un record negativo, che stringe in una morsa l’imprenditore e il tecnico ortopedico, il distributore e il fornitore di ausili riabilitativi, che operano da anni in settori con margini già limitati di guadagno, che si annullano poi del tutto a causa dei ritardi accumulati dalle ASL.

L’imprenditore è poi costretto oggi a lavorare in un mercato in cui è sempre più forte la presenza di concorrenti, anche stranieri, con limitate possibilità di crescita ed espansione.

Il sistema bancario, in un simile sistema, si propone come unico partner finanziario per l’Impresa, apparentemente sostenendo l’imprenditore con i propri prodotti di anticipo e di sconto commerciale (sconto fatture e contratti, anticipi di effetti, etc), conti correnti affidati (fidi di cassa e di firma, fideiussioni, etc) e finanziamenti di varia natura, che danno iniezioni di liquidità all’attività.

Il matrimonio tra banche e imprenditori, tuttavia, si consuma con le spese della “celebrazione” a carico esclusivo dell’Impresa: tutti i prodotti bancari, apparentemente danno liquidità e ossigeno, ma sono operazioni di finanziamento che hanno costi molto alti di gestione e ancor più di interessi.

Ma è comunque ancora una volta lo Stato, sempre più cattivo padre dei suoi figli, a colpire con violenza l’imprenditore che spesso è in difficoltà proprio per i mancati pagamenti da parte della Sanità.

Gli operatori del nostro settore, ortopedie e fornitori di ausili, sono sottoposti alla tagliola di continue e incessanti richieste di pagamenti di tasse, balzelli e tributi: Equitalia e Agenzia delle Entrate perseguitano in modo cieco, moltiplicando il peso impositivo con interessi, more e sanzioni enormi.

In questi ultimi anni di crisi, gli imprenditori onesti, loro malgrado, sono divenuti anche tristemente protagonisti delle aule penali, accusati dei reati di omesso versamento di IVA, ritenute, tributi e versamenti INPS, riportando condanne che, macchiando la fedina penale, limitano anche la possibilità di partecipare a procedure di assegnazione e gare.

L’insegnamento dell’Europa: la lotta al ritardo dei pagamenti commerciali

Eppure, l’Europa, ha da circa 15 anni individuato la responsabilità dell’insolvenza nei pagamenti commerciali nella assenza di un reale regime sanzionatorio, poiché la possibilità per il creditore di imporre al debitore il pagamento dell’insoluto aumentato di interessi al solo tasso legale, ha nei decenni incentivato i ritardi, premiando solo i cattivi pagatori che si sono moltiplicati a dismisura.

L’unione Europea ha così cercato soluzioni che dessero fiducia e liquidità alle Imprese e agli operatori del commercio, con provvedimenti che hanno inteso ingaggiare una vera lotta al ritardo nei pagamenti commerciali, da ultimo con l’articolo 12 della direttiva 2011/7/UE, enunciando che “i ritardi di pagamento costituiscono una violazione contrattuale resa finanziariamente attraente per i debitori nella maggior parte degli Stati membri dai bassi livelli dei tassi degli interessi di mora applicati o dalla loro assenza e/o dalla lentezza delle procedure di recupero”.

L’Europa, ha affondato il colpo nel sistema Stato, evidenziando come “di regola, le pubbliche amministrazioni godono di flussi di entrate più certi, prevedibili e continui rispetto alle imprese” e “possono inoltre ottenere finanziamenti a condizioni più interessanti rispetto alle imprese” mentre “lunghi periodi di pagamento e ritardi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni per merci e servizi determinano costi ingiustificati per le imprese”.

Il lungo iter legislativo europeo, ha introdotto così un peso economico per il debitore insolvente, che controbilancia gli oneri complessivi dell’Impresa fornitrice di beni e servizi: il tasso di mora.

Le regole nei pagamenti della Sanità Pubblica operanti dal 1 gennaio 2013

Già il D.Lgs. 231/2002 aveva stabilito che fossero dovuti gli interessi di mora, pari al tasso di riferimento della BCE pubblicato in G.U. e valido per sei mesi, aumentato di 7 punti percentuali.

Più recentemente, con il D.Lgs 192/2012, è stata modificata in modo ancor più favorevole al creditore la disciplina sui ritardi di pagamento contenuta nel D.lgs 231/02 che – in linea di massima – lasciava piena libertà contrattuale a tutte le parti in ordine alla pattuizione dei termini di pagamento e alle conseguenze del ritardo.

La norma si applica in generale a ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale tra imprese o tra imprese e Pubbliche Amministrazioni, Servizio Sanitario Nazionale compreso.

Il termine massimo per i pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprese e Pubbliche Amministrazioni in materia sanitaria, è ora determinato nella misura di 60 giorni, e qualsiasi pattuizione che innalzl il predetto termine è nulla.

Le amministrazioni che non rispettano i termini di pagamento, devono corrispondere alle Imprese gli interessi legali di mora su base giornaliera, maggiorato ora ad 8 punti percentuali (anziché 7%).

Gli interessi decorrono automaticamente, dal giorno successivo alla scadenza, senza che sia necessaria la costituzione in mora, ossia la richiesta scritta al debitore di adempiere il pagamento.

Anche in questo caso, eventuali clausole in danno del creditore in materia di interessi saranno nulle.

La pignorabilità delle Regioni commissariate: l’illegittimità costituzionale del blocco dei pignoramenti ASL

Nel corso del 2013, è caduta anche l’ultima barriera che i Governi avevano eretto a difesa della propria insolvenza: l’impignorabilità delle Regioni commissariate.

La storia, molto italiana e politico/parlamentare, è nota. Lo Stato ha cercato di tutelare le Aziende Sanitarie Locali del Sud, disponendone la non pignorabilità da parte dei creditori nelle Regioni commissariate o sotto la tutela del Governo per i mega deficit sanitari: una montagna enorme di debiti tutelata dalle procedure esecutive, senza preoccuparsi dello stato drammatico in cui versavano le imprese italiane che vantavano tali crediti.

Ma le cose sono cambiate. La sentenza della Corte Costituzionale 3/7/2013, n. 186 ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 1 c. 51° L.n. 220/10 (e di tutte le successive proroghe) relativamente al blocco delle azioni esecutive nei confronti della Sanità inadempiente nelle regioni sottoposte a Piani di Rientro e commissariate.

La decisione della Corte Costituzionale è stata poi confermata lo scorso autunno anche in sede di giurisdizione amministrativa, dalla III Sezione del Consiglio di Stato, che pronunciandosi sul punto (Sentenze n. 5324 e 5310 del 6.11.2013 e 6232 del 24.12.2013), ha avvalorato la procedibilità di ogni tipo d’azione esecutiva.

E’ appena il caso di sottolineare come queste importanti Sentenze siano il frutto delle battaglie che le Imprese del settore sanitario hanno compiuto per far valere i propri diritti di categoria: la vittoria è piena, poiché le barriere incostituzionali che erano state sollevate per difendere gli interessi della P.A., a discapito degli imprenditori, hanno ceduto di fronte alla legge e ai Giudici.

L’obbiettivo dell’Imprenditore ortopedico: il recupero del credito e degli interessi di mora

L’imprenditore che opera nel settore delle Ortopedie, per risollevare la testa e rilanciarsi, deve necessariamente essere pagato con puntualità e giovarsi degli interessi di mora in caso di insolvenza e ritardato pagamento da parte della P.A.

Si consideri, poi, che anche il solo credito per interessi, cioè quello maturato ex lege ed automaticamente su tutte le fattura pagate in ritardo dalla P.A., che giace silente nei cassetti della contabilità di ogni Impresa ortopedica italiana, è assai cospicuo e ammonta a somme realmente importanti, pur non venendo mai considerato dall’Imprenditore che omette di attivarsi per il suo autonomo e legittimo recupero.

Ma a tal riguardo, è evidente quale sia il vero problema del creditore del Servizio Sanitario Nazionale, il nervo scoperto del mondo ortopedico!

Se la situazione è diventata insostenibile, è anche perché i titolari delle Ortopedie, per timore di perdere il rapporto con le ASL con cui lavorano, accettano il ricatto della P.A., pazientando mesi e anni prima di veder pagate le fatture per le prestazioni fornite e, comunque, mai ricevendo gli interessi maturati nel tempo.

Se alcuni anni fa questa prassi poteva essere tollerata dalle aziende, che operando in un mercato florido riuscivano a far quadrare i conti, in questo momento e dopo 5 anni di crisi economica che ha visto scomparire molte imprese italiane, non è più possibile accettare tali condizioni.

La mentalità deve iniziare a cambiare: il recupero del proprio credito comprensivo degli interessi dovrà essere un diritto irrinunciabile, tanto quanto il recupero autonomo degli interessi di mora.

Il sistema giudiziario italiano, sta dalla parte dei giusti, cioè delle Imprese italiane creditrici, che sono l’ossatura dell’Economia.

Il consiglio di me avvocato per gli Imprenditori Ortopedici? In mille o da soli, partite alla volta dei Tribunali italiani a far valere i diritti.

Fate come Garibaldi… combattete per la libertà del Vostro diritto di Impresa.

Avv. Federico Lerro

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